13 cose da vedere vicino a Grosseto

Tredici cose da vedere vicino a alla città di Grosseto:

  • Grosseto e i suoi bastioni
  • Alberese e il Parco dell’Uccellina
  • Il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle a Capalbio
  • Panorami maremmani a Castiglione della Pescaia
  • L’eleganza di Massa Marittima
  • Orbetello e la sua laguna
  • Pitigliano, la piccola Gerusalemme
  • Roselle, una delle principali città etrusche
  • Scansano, la patria del Morellino
  • Le Bandite di Scarlino
  • Il giardino di Daniel Spoerri a Seggiano
  • Ricordi etruschi e medievali a Sovana
  • Talamone, dove Garibaldi imbarcò le armi per i Mille

Grosseto e i suoi bastioni

13 cose da vedere vicino a Grosseto
Grosseto, palazzo della provincia

Grosseto, città adagiata nella verde pianura solcata dal fiume Ombrone, fu fondata nel 935 dai superstiti di Roselle, già centro etrusco e romano, scampati alle devastazione prodotte dalle incursioni dei pirati saraceni. Il centro storico, ancora oggi chiuso all’interno delle Mura medicee, praticamente intatte e dotate di sei bastioni che fungevano da posti di guardia, è una vera e propria cittadella fortificata dominata dall’imponente costruzione del Cassero senese risalente al 1344 e inglobato, nel Cinquecento, all’interno dei bastioni esagonali. I monumenti più interessanti sono il duomo di fine Duecento con la sua bella fonte battesimale; la chiesa di San Pietro con una pregevole abside romanica e il pozzo rinascimentale della Bufala nel chiostro dell’antico convento; l’austera chiesa di San Francesco, in stile gotico-francescano, e il Museo archeologico e d’arte.

Ospitato nel palazzo tardo-ottocentesco del vecchio Tribunale di Grosseto, il museo conserva importanti reperti archeologici provenienti dalla Maremma e una sezione dedicata a Roselle, che propone la storia della città dalla fondazione all’abbandono attraverso le testimonianze raccolte nelle campagne di scavo effettuate nel sito. Una sezione è riservata all’archeologia medievale in Maremma e alla storia della città di Grosseto. Nel Museo diocesano di arte sacra si conservano pregevoli opere, per lo più di scuola toscana e senese, provenienti da chiese della diocesi. Tra queste un Giudizio finale del XIII secolo attribuito a Guido da Siena e alla sua bottega, il Cristo in pietà di Pietro di Domenico e una Madonna di Girolamo di Benvenuto.

Alberese e il Parco dell’Uccellina

Alberese e il Parco dell’Uccellina

Questo anonimo paese nato dalla bonifica della Maremma, antica zona malarica, è un po’ il cuore del Parco naturale della Maremma. Un’area naturale di grande interesse che include la lunga spiaggia sabbiosa di Marina di Alberese, raggiungibile in auto o con navetta, costeggiata da dune oltre le quali sono ben visibili alcune torri e l’abbazia di San Rabano. Il parco si visita a piedi, percorrendo i sentieri che raggiungono la suggestiva cala di Forno, dove anticamente si caricava il carbone, e all’abbazia di San Rabano, le cui origini risalgono all’anno Mille. Camminando tra boschi e macchia mediterranea si incontrano cinghiali, istrici, volpi, gatti selvatici e ricci, mentre i corsi d’acqua e le zone umide sono popolate di uccelli, in parte migratori.

Un territorio da scoprire con calma, a piedi, in bicicletta o a cavallo alloggiando nei numerosi agriturismi, anche biologici, esistenti nella zona. Negli ampi spazi di questo angolo di Maremma vengono ancora oggi allevati allo stato brado il bovino maremmano di grosse dimensioni, con grandi corna e dal mantello grigio e il cavallo maremmano, discendente di quei cavalli Berberi che i romani importarono dal Nord Africa. Sono governati dai butteri, veri e propri cowboy maremmani che in diverse occasioni, specie nel periodo estivo, danno vita a singolari spettacoli equestri, con emozionanti prove di bravura.

Il giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle a Capalbio

Il giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle a Capalbio
Giardino dei Tarocchi, foto di Alessandro Bonvini

Di origine francese ma con cittadinanza americana da parte di padre, l’artista Niki de Saint Phalle ha creato in un angolo di macchia mediterranea nella maremma un piccolo mondo fantastico. Ventidue sculture esoteriche, alcune alte fino a quindici metri, realizzate in ferro e ricoperte da mosaici fatti con vetri, specchi e ceramiche variopinti e ispirate al gioco dei tarocchi accolgono il visitatore da aprile a ottobre. Un luogo magico e suggestivo, nel quale è piacevole perdersi prima di visitare il vicino borgo di Capalbio, il comune più a sud della Toscana.

Il paese, dominato da un imponente castello, conserva il suo impianto medievale, con le mura, l’antico cammino di ronda e una delle porte, la Senese, con ancora le quattrocentesche ante in legno massiccio. Gli amanti del mare possono scegliere tra le belle spiagge di Chiarore, Macchiatonda e la Torba. A giugno Capalbio ospita per cinque giorni un importante festival cinematografico, dedicato al cortometraggio. Agli inizi di settembre, in concomitanza con la sagra del Cinghiale, Capalbio ospita il palio della Madonna della Provvidenza, con un corteo storico in costume e i butteri che si cimentano nella giostra del Saracino.

Panorami maremmani a Castiglione della Pescaia

Panorami maremmani a Castiglione della Pescaia
Castiglione della Pescaia, foto di Allie Caulfield

Il centro di Castiglione della Pescaia, una fra le più attraenti località balneari della Maremma, si sviluppa su uno sperone del monte Petriccio e domina, con i suoi torrioni, uno dei più dolci panorami maremmani. Le possenti mura con undici torri, tre portali e il castello del Quattrocento conservano inalterato il loro fascino medievale fatto di pietra viva interrotte da nicchie e arcate. Il paese è un antico borgo di pescatori, come testimonia l’appellativo della Pescaia, e nel pittoresco porto-canale trovano posto imbarcazioni da diporto di ogni tipo e ogni sera attraccano le barche dei pescatori, di ritorno dalla pesca.

Di grande interesse anche i dintorni del centro abitato, con la riserva naturale della Diaccia Botrona, considerata la più significativa zona umida d’Italia, sorta sull’antico lago Prile, una vasta palude che fu sanata dalla grande opera di bonifica del granduca Leopoldo, e le lunghissime spiagge di sabbia fine e chiara, che si estendono fino ai margini della pineta. Meritano una visita anche le frazioni di Tirli, un borgo dove è facile capire com’era la vita nella Maremma di un tempo, famoso per la cucina rustica e genuina, e l’antichissimo Buriano, con il suo castello medievale e una vista panoramica di grande ampiezza sulla Maremma.

L’eleganza di Massa Marittima

L’eleganza di Massa Marittima
Massa Marittima foto di Siegfried Rabanser

Massa Marittima è il centro più importante delle colline metallifere dell’Alta Maremma grossetana. Già utilizzata da etruschi e romani come centro minerario per l’estrazione dell’argento, del ferro e del rame, vanta un centro storico di rara bellezza ed eleganza, dove si distinguono il duomo, la Canonica, il palazzo del Podestà, il Palazzo comunale, la loggia del Comune, la Zecca e la Fonte pubblica. Gran parte degli edifici risalgono al periodo successivo al 1225, quando Massa Marittima divenne Libero Comune mantenendo l’autonomia politica per più di cent’anni, fino alla conquista da parte dei senesi nel 1335. A ricordo del periodo minerario la cittadina conserva ancora un piacevole museo all’interno del quale è stata ricostruita una vera e propria galleria di miniera, da visitare indossando il casco regolamentare.

Uscendo da Massa Marittima, seguendo i cartelli della strada del Vino Monteregio, si parte per un piacevole viaggio tra aziende agricole, agriturismi, enoteche, aree archeologiche, boschi, pascoli e calette in riva al mare, sempre all’insegna della tranquillità e del turismo in punta di piedi. Due volte l’anno – normalmente la quarta domenica di maggio e la seconda domenica di agosto – a Massa Marittima si tiene la storica gara del Balestro del Girifalco. Prendono parte alla manifestazione ventiquattro balestrieri, otto per ciascuno dei terzieri in cui è divisa la cittadina fin dai tempi della sua costituzione a Libero Comune, e la gara è preceduta da un austero ma colorato corteo, composto da oltre centocinquanta persone che indossano costumi medievali. La disfida si tiene in piazza Duomo, dopo le evoluzioni degli sbandieratori, con le frecce scagliate verso il bersaglio dalla balestra antica all’italiana, riproduzione di quelle usate nel Quattrocento. Il balestriere vincitore riceve in premio una simbolica freccia d’oro, mentre al suo terziere viene assegnato il drappellone in seta dipinta.

Orbetello e la sua laguna

Orbetello e la sua laguna
Orbetello, con la laguna di Ponente e di Levante, foto Luca Salvetti

La laguna di Orbetello è una delle zone naturalistiche più interessanti della Toscana e rappresenta un habitat unico nel suo genere. Oltre 1500 ettari di terreno paludoso formano una laguna costiera, separata dal mare da due strisce di terra lunghe circa sei chilometri (i tomboli sabbiosi della Giannella e della Feniglia) e dal promontorio dell’Argentario. Una terza lingua di terra si protende nel centro della laguna e ospita il paese di Orbetello, fortificato già in epoca etrusca. Qui si possono visitare il Museo archeologico con reperti etruschi e romani e il Museo della cultura contadina, che espone oggetti a testimonianza della vita contadina dagli inizi del Novecento fino agli anni Cinquanta. La laguna ospita una riserva naturale gestita dal wwf, dove nidificano o transitano uccelli rari, tra cui il cavaliere d’Italia, il fenicottero rosa, l’airone bianco e il falco pescatore.

Nelle sue acque si allevano spigole, orate, muggini e anguille di qualità pregiata, certificate Slow Food. Pochi chilometri più a sud si incontra Ansedonia, con l’insolita Tagliata etrusca: un’imponente opera idraulica romana – e non etrusca come suggerisce il nome – che serviva per impedire l’insabbiamento del porto di Cosa. Nei pressi del lungo canale artificiale si trovano una torre dove Puccini creò la Turandot e un’affascinante fenditura naturale nella roccia, chiamata Spacco della Regina e utilizzata per antichi riti religiosi.

Pitigliano, la piccola Gerusalemme

Pitigliano, la piccola Gerusalemme
Pitigliano, foto di Waugsberg

Il borgo di Pitigliano, sospeso su una rupe di tufo, è conosciuto come la piccola Gerusalemme perché ospita, fin dalla fine del Quattrocento, una folta comunità ebraica, come testimoniano il ghetto con la sinagoga, il forno degli azzimi, il bagno rituale, il cimitero, il museo ebraico e la stessa scelta di produrre vino kosher nella Cantina cooperativa. Ma l’interesse per questo affascinante centro abitato di Pitigliano, tutto costruito in tufo, non si limita agli edifici legati alla comunità ebraica. Il monumento più importante della cittadina è palazzo Orsini, la residenza di origine medievale dei conti Orsini ristrutturata nella prima metà del Cinquecento secondo i canoni rinascimentali e ora sede del Museo d’arte sacra. Sulla panoramica piazza alle spalle del palazzo si ammira la fontana medicea a cinque archi, con l’acquedotto seicentesco che scavalca l’antico fossato difensivo con un maestoso arco in tufo. Da qui partono tre vie parallele, che si inoltrano nell’abitato, intersecate da vicoli pittoreschi, interrotti da scalinate, loggette e decorazioni cinquecentesche.

Percorrendo la via principale si arriva alla cattedrale, affiancata dalla torre campanaria e da una stele in travertino recante sculture rinascimentali e sormontata da un piccolo orso. Attraversano l’antico rione di Capisotto, si giunge alla punta estrema della rupe e alla porta di Capisotto o di Sovana, con un tratto di mura etrusche del VI secolo a.C. In località Pantano si visita, infine, il Museo Archeologico Alberto Manzi, un museo all’aperto nato per salvaguardare il sito archeologico e il patrimonio ambientale del luogo. Un percorso chiamato La città dei vivi, la città dei morti illustra i temi legati al culto della sepoltura, mentre una stretta mulattiera, che si insinua nei meandri creati dal tufo, conduce alla necropoli etrusca del Gradone, dove è possibile visitare la tomba di Velthur e Larthia e rivivere la sacralità e le emozioni di un’antica cerimonia funebre. Alla fine di agosto Pitigliano accoglie le Veglie francigene, una quattro giorni dedicata alla riscoperta di tradizioni, cori popolari, antichi balli, mostre fotografiche di foto antiche, giochi popolari, palio dei Somari, antichi mestieri e cena contadina. Per l’occasione sono solitamente presentati libri dedicati a vecchie leggende, tradizioni culinarie e personaggi storici della Maremma.

Roselle, una delle principali città etrusche

Roselle, una delle principali città etrusche
Roselle, foto di Lepo Rello

L’area archeologica di Roselle, situata a circa otto chilometri da Grosseto, conserva i resti dell’antica città di origine etrusca, abitata dalla prima metà del VII secolo a.C. Circondata da una cinta muraria, in gran parte accessibile, conserva resti di numerosi edifici, anche di epoca romana, ancora in buone condizioni. Tra questi la Casa dell’impluvium, che rappresenta uno dei più antichi esempi di casa ad atrio con impluvio, le prestigiose ville della Casa a due vani e dell’Edificio con Recinto, l’anfiteatro, localizzato sulla collina settentrionale, il monumentale complesso del foro con la basilica dei Bassi e la sede del Collegio dei Flamines Augustales, oltre alla domus dei Mosaici, abitazione romana ristrutturata con l’inserimento di un impianto termale. Sulle pendici della collina si visitano, invece, le terme pubbliche, costruite intorno al 120 d.C. Segni indelebili di una città potente che iniziò il suo lento declino all’inizio del Medioevo e fu praticamente abbandonata dai suoi abitanti verso l’anno Mille.

Scansano, la patria del Morellino

Scansano, la patria del Morellino
Scansano foto di Mika Auramo

L’entroterra collinare maremmano lungo una fascia di terra fra la costa e le pendici del Monte Amiata, ha da secoli una spiccata vocazione vinicola ed è oggi produttrice di quel vino rosso chiamato Morellino che è diventato fra le doc italiane più conosciute e apprezzate nel mondo. Scansano però non è soltanto un’immersione nel mondo del vino: è anche un centro storico ricchissimo di testimonianze monumentali risalenti all’alto Medioevo e al Quattrocento toscano.

Abitato fin dall’antichità dagli etruschi e dai romani, come testimonia il sito archeologico di Ghiaccio Forte, conserva ancora diversi edifici quattrocenteschi e cinquecenteschi che si affacciano sulla via principale, come l’interessante palazzo Vaccarecci, riconoscibile dallo stemma della famiglia posto sulla facciata, la romanica chiesa di San Giovanni Battista e la piazzetta del Pretorio con l’omonimo palazzo, sede del Museo archeologico e della vite e del vino. Poco fuori dal centro storico si trovano il convento del Patrero, già Castello aldobrandesco, e l’interessante castello di Montepò, una massiccia e intatta fortezza della prima metà del Cinquecento protetta da un alto muro con quattro torrioni agli angoli. Nella frazione di Montorgiali si visitano la chiesa romanica di San Biagio e il possente edificio del Cassero, con finestre ad arco tondo e diverse feritoie.

Le Bandite di Scarlino

Le Bandite di Scarlino
Scarlino – Casello idraulico del Puntone, foto di Marco Travagli

Le Bandite di Scarlino non nascono dall’intraprendenza di qualche romantico fuorilegge maremmano bensì dell’antica usanza medievale di mettere al bando dei pezzi di bosco pubblico per il macchiatico. Oggi questo vasto polmone verde offre al visitatore una rete di duecento chilometri di sentieri escursionistici segnalati. Le specie di uccelli censite nelle zone umide si aggirano intorno alle centocinquanta mentre tra i mammiferi troviamo cinghiali, istrici, volpi, caprioli, scoiattoli, tassi, faine, donnole e martore.

La visita all’area si effettua utilizzano uno dei sei percorsi ecologici proposti dagli enti locali e ben segnalati. L’itinerario più apprezzato è quello delle Cale, lungo undici chilometri (5-6 ore a piedi e 4-5 a cavallo), che attraversa l’area più meridionale delle Bandite di Scarlino, costituita da una serie di colline costiere degradanti verso il mare e ricoperte da macchia mediterranea. Il percorso tocca alcune cale (Violina, Martina e Terra Rossa) di rara bellezza, con spiagge bianchissime dalle acque trasparenti, che non sono raggiungibili con le auto e sono dotate di strutture basilari per l’accoglienza del turista escursionista.

Il giardino di Daniel Spoerri a Seggiano

Il giardino di Daniel Spoerri a Seggiano
Il Giardino di Daniel Spoerri, foto di Salvatore Barbera

All’inizio degli anni Novanta l’artista svizzero Daniel Spoerri ha costruito in Maremma il suo parco omonimo, conosciuto anche come il Paradiso, dall’antico nome della località che lo ospita. Sedici ettari di terreno ospitano ottantasette affascinanti sculture e installazioni di quarantadue artisti diversi aperte al pubblico da Pasqua fino a ottobre. Una casa del giardino è stata trasformata in un accogliente ristorante mentre l’alloggio è garantito da alcuni appartamenti del complesso o negli agriturismi della zona. A pochi chilometri dal giardino si incontra il borgo di Santa Fiora, uno dei più belli dell’Amiata.

Da visitare la piazza principale, dominata dalla torre dell’Orologio e dalla Rocca medievale, espressione del dominio degli Aldobrandeschi, il seicentesco palazzo Cesarini Sforza, la chiesa settecentesca del Suffragio e la chiesa della Pieve, di origine romano-gotica, dedicata alle sante Flora e Lucilla, dove sono conservate le preziosissime terracotte dei fratelli Della Robbia. Santa Fiora è anche il luogo dove è sepolto David Lazzaretti, il Cristo dell’Amiata, il predicatore di un socialismo mistico e utopistico.

Ricordi etruschi e medievali a Sovana

Ricordi etruschi e medievali a Sovana
Sovana, Piazza principale, foto di Giacomo Boschi

Tra il settimo e il terzo secolo a.C. Sovana fu un’importante centro abitato dagli etruschi, che ci hanno lasciato un’importante necropoli dove, nel folto della boscaglia, vi sono tombe a camera incuneate nel costone di tufo. Tra queste la stupenda tomba Ildebranda, a forma di tempio greco, e la tomba a edicola della Sirena, nel cui arco era sistemata la figura del defunto sul letto conviviale, con accanto Vanth, la dea della morte, recuperata in frammenti ed esposta al Museo archeologico di Firenze. Il fascino del centro storico è invece tutto medievale, con gli edifici raccolti nello spazio che va dalla Rocca aldobrandesca al duomo.

La visita a Sorana può proprio partire dalla fortificazione, dalla quale partivano cunicoli che si perdono nella foresta, per raggiungere la piazza centrale, su cui si affacciano le mura perimetrali di San Mamiliano, la più antica chiesa della città, il palazzo Bourbon Del Monte con facciata rustica e ampio porticato, la chiesa di Santa Maria, che conserva impronte romaniche e gotiche e due cippi romani, e il duecentesco palazzetto dell’Archivio con campanile a vela e torre dell’Orologio. Il duomo, oggi isolato dal resto del paese, sorge sul lembo occidentale dello sperone di tufo che domina la valle della necropoli e presenta diversi stili (lombardo, romanico, gotico), che corrispondo alle diverse fasi della sua costruzione, durata secoli.

Talamone, dove Garibaldi imbarcò le armi per i Mille

Talamone, dove Garibaldi imbarcò le armi per i Mille
Bagno delle donne, Talamone

Dal porto di Talamone è passata la storia d’Italia. Lo ricordano il monumento e la lapide dedicati a Garibaldi, posti nella piazza principale per ricordare che qui l’Eroe dei Due Mondi sbarcò la mattina del 7 maggio 1860 per procurarsi, pare con l’inganno, armi e vettovaglie dal comandante del porto. Oggi Talamone è un’elegante località turistica posta all’estremità meridionale dei monti dell’Uccellina, nel comune di Orbetello, con il vecchio centro storico, chiuso all’interno delle mura, dominato dalla Rocca. Realizzato sotto il dominio della famiglia degli Aldobrandeschi, il maniero, insieme alla torre posta sul colle di Talamonaccio, faceva parte di un complesso sistema difensivo fatto di numerose torri di avvistamento, in gran parte ancora visibili nel tratto di mare che va dalla foce dell’Ombrone fino a Capalbio.

Una passeggiata per vicoli e scalinate del borgo antico, quasi completamente chiuso al traffico automobilistico, e sul sentiero che raggiunge la cima del promontorio sul quale è costruita Talamone offre interessanti scorci paesaggisti su questo tratto di costa e sui vicini monti dell’Uccellina. Sulla collina che domina la baia sorgeva l’antica Talemon, della quale rimangono i resti di un tempio e di un’antica villa romana dotata di un approdo privato e di grandi cisterne.

(tratto da “1001 cose da vedere in Italia almeno una volta nella vita”, di Giuseppe Ortolano)

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